
Una volta scoperta l’esistenza dei radar sulle navi degli Alleati, i giapponesi svilupparono in breve tempo un radar terrestre di avvistamento, in banda VHF (Early Warning Radar), l’IJN Mark I Model 1 in produzione dal autunno 1941, del quale vennero costruiti circa 80 esemplari.
Il primo radar Mark 1 Mod 1 fu reso operativo all’inizio del 1942 sulla costa del Pacifico a Katsu-ura, a circa 100 km da Tokio e fu utilizzato per rilevare l’avvicinamento degli aerei fino alla fine della seconda guerra mondiale. La lunghezza d’onda era sui tre metri (circa 100 MHz) con polarizzazzione orizzontale e una potenza di picco di 5 kW (con impulso molto lungo: da 12 a 30 µs e una PRF da 750 a 1500 Hz). Il suo raggio d’azione era di 150 km su bersagli aerei. L’antenna a “materasso” fissa alla cabina, aveva un’intellaiatura in legno rinforzata con una maglia di fin di ferro, era larga 8 m e alta 5,5 metri e la cabina anch’essa di legno in cui sedevano gli operatori, veniva ruotava tramite un motore insieme ad’essa.
Questo radar fu il primo apparato giapponese catturato dalle truppe statunitensi nell’agosto 1942 sull’isola di Guadalcanal.
Nella foto l’IJN Mark I Model 1.
Quando i marines statunitensi sbarcavano su Guadalcanal nelle Isole Salomone il 7 agosto 1942 (la campagna di Guadalcanal fu lunga e sanguinosa e durò dal 7 agosto 1942 fino a quando i giapponesi non furono sconfitti nel febbraio 1943), furono sorpresi di scoprire un radar giapponese. Si trovava a nord dell’isola vicino a un aeroporto parzialmente costruito dai giapponesi. Questo radar IJN Mark 1 Model 1 era un sistema di allerta precoce che forniva portata e rilevamento per aerei ad alta quota. Data l’importanza di questo radar furono scattate fotografie sia da terra che dal cielo e fu smontato e trasportato negli USA per analizzarlo.



Questo apparato chiamato dagli alleati “Type Guadalcanal” era uno dei radar di preallarme più utilizzati. Il primo modello fu operativo all’inizio del 1942 e poco dopo furono apportate varie modifiche al design, quindi in seguito fu completata un’importante riprogettazione, con la “Modifica 2” costituita da un apparato più robusto e con una potenza notevolmente maggiore.



Occupazione e infrastrutture militari delle isole di Kiska e Attu
Le isole di Kiska e Attu furono occupate dalle forze giapponesi il 7 e l’8 giugno 1942, rispettivamente, durante la fase di rapida espansione nipponica nel Pacifico. In tempi molto brevi vennero realizzate basi per sottomarini e idrovolanti, oltre a un aeroporto su Kiska, che divenne il principale punto d’appoggio giapponese nelle Aleutine. La catena delle isole Aleutine è un territorio che fa parte dello stato americano dell’Alaska.
All’inizio di febbraio 1943, il possesso giapponese dell’isola di Kiska risultava ormai pienamente consolidato e comprendeva due stazioni radio, una centrale elettrica e due radar da preallarme Mark 1 Mod. 1. È presumibile che tali apparati fossero già operativi all’inizio di luglio 1942.
Immagine accanto: fotografia aerea di una postazione radar giapponese di Kiska nelle Isole Aleutine in Alaska. La postazione era dotata di due radar Mark 1 Model 1.
Ricognizione alleata e identificazione delle installazioni
Dopo l’individuazione del radar giapponese a Guadalcanal, l’intelligence dell’USAAF avviò una serie di ricognizioni fotografiche su Kiska. In quel periodo gli Alleati non disponevano ancora di velivoli equipaggiati con sistemi di intercettazione dei segnali radar, e la fotografia aerea costituiva quindi l’unico mezzo praticabile per rilevare l’attività giapponese nelle Aleutine. Le missioni fotografiche misero in evidenza la presenza di strutture militari giapponesi sull’isola e, in una delle immagini, fu identificata una coppia di grandi installazioni dalla forma insolita, descritte come simili a cartelloni pubblicitari: si trattava con ogni probabilità delle coperture protettive associate ai radar Mark 1 Mod. 1.
Per analizzare le installazioni presenti sull’isola di Kiska, l’USAAF modificò specificamente un bombardiere B‑24 Liberator per impiegarlo in missioni di intercettazione e di contromisure elettroniche. Il programma ricevette il nome in codice “Ferret”: con questa designazione venivano indicati velivoli statunitensi – inizialmente B‑17 e B‑24 – privi di armamento offensivo e configurati per trasportare esclusivamente apparecchiature elettroniche specializzate. Tali aeromobili erano considerati veri e propri “laboratori volanti”, poiché l’ex vano bombe ospitava i sistemi di ricezione e le postazioni degli operatori incaricati di localizzare le emissioni radar giapponesi. Il progetto coinvolse personale della U.S. Navy e del Naval Research Laboratory (NRL). Il primo velivolo Ferret fu equipaggiato con un ricevitore e con ulteriori apparati elettronici gestiti da due operatori. La prima missione venne pianificata sulle Aleutine all’inizio di febbraio 1943, nell’ambito dell’Operazione Beaver I, ma le condizioni meteorologiche avverse ne ritardarono l’esecuzione. Solo il 6 marzo 1943 il Ferret poté effettuare la sua prima sortita operativa: durante il volo, della durata di cinque ore, furono intercettate le emissioni provenienti da entrambe le stazioni radar presenti su Kiska. Le caratteristiche dei segnali risultarono analoghe a quelle del radar impiegato a Guadalcanal, il Mark 1 Model 1.

Le forze alleate sbarcarono sull’isola di Attu nel maggio 1943, affrontando una difesa giapponese particolarmente tenace. L’isola fu conquistata il 30 maggio, dopo 18 giorni di combattimenti intensi che causarono 1.481 caduti e 3.416 feriti tra gli alleati, mentre le perdite giapponesi ammontarono a 2.950 morti. In quell’area fu individuata anche una seconda installazione radar, un Mark 1 Model 1 Modification 1, noto come “Type Attu”.
Immagine accanto: Disegno del radar Mark 1 Model 1 mod. 1 installato sull’isola di Attu dell’arcipelago delle Aleutine. Questa versione migliorata del radar, chiamato dagli americani ATTU (il nome dell’isola dove fu trovato per la prima volta questo tipo di radar), fu ampiamente utilizzata dalla difesa giapponese fino alla fine della guerra.


Quando le forze statunitensi e canadesi sbarcarono su Kiska il 15 agosto 1943, trovarono l’isola completamente deserta: la guarnigione giapponese era scomparsa e gran parte delle installazioni, compresi i due apparati radar, risultava deliberatamente distrutta. Questo perché, il 28 luglio 1943, approfittando dell’oscurità e della fitta nebbia, circa 5.000 soldati e marinai giapponesi erano stati evacuati in segreto dalle unità dell’ammiraglio Masatomi Kimura, riuscendo a eludere il blocco navale statunitense. L’elemento tecnico decisivo che rese possibile l’operazione fu l’impiego del radar Mark 2 Mod. 2, utilizzato per la navigazione nella nebbia e per evitare il contatto con le navi americane. I radar Mark 1 Model 1 installati su Kiska erano identici a quelli impiegati a Guadalcanal, con la sola differenza che sull’isola aleutina erano dotati di schermi d’antenna completamente metallici e presentavano una portata massima migliorata.









