All’inizio della seconda guerra mondiale, la marina imperiale giapponese (Imperial Japanese Navy) – e soprattutto la sua divisione aerea – era alla pari di quella di qualsiasi altra potenza. Anche l’esercito imperiale (Imperial Japanese Army) era altamente addestrato e potente, avendo già dimostrato la propria forza nella sconfitta della Cina alcuni anni prima. Poi arrivò Pearl Harbor. Il 7 dicembre 1941 il mondo scoprì, con un misto di stupore e terrore, la rapidità e la precisione con cui il Giappone sapeva colpire. Nei mesi successivi, fino all’estate del 1942, l’Impero del Sol Levante avanzò come una marea in piena: una vittoria dopo l’altra, un arcipelago dopo l’altro, come se nulla potesse fermarlo.
Ma a giugno, tra il 4 e il 7, il destino cambiò direzione. Nelle acque di Midway, un punto minuscolo nel mezzo dell’oceano Pacifico, la più grande forza navale giapponese mai schierata fu sorpresa, colpita e infine travolta dagli Stati Uniti. In pochi giorni andarono perdute quattro portaerei, un incrociatore pesante e centinaia di aerei; migliaia di marinai e aviatori non tornarono più a casa (circa 3000 morti). Gli americani pagarono un prezzo molto più basso: una sola portaerei, un cacciatorpediniere e poco più di un centinaio di aerei.
Molti elementi contribuirono a quell’improvviso rovesciamento di fortuna, ma uno spiccava tra tutti: il radar. Le navi statunitensi ne erano equipaggiate e lo utilizzavano con crescente abilità; le portaerei giapponesi, invece, ne erano prive o non lo impiegavano in modo efficace. In un’epoca in cui vedere per primi significava colpire per primi, quella differenza pesò come una sentenza. Questa carenza non derivava affatto da una mancanza di capacità scientifica o ingegneristica: le navi e gli aerei giapponesi mostravano infatti alti livelli di competenza tecnica. I giapponesi erano più avanti della Gran Bretagna nello sviluppo dei magnetron, e la loro antenna Yagi era lo standard mondiale per i sistemi VHF. Il problema era che i vertici militari non riuscivano a riconoscere quanto l’applicazione delle onde radio al rilevamento e alla misurazione delle distanze potesse essere utile, soprattutto in un ruolo offensivo; l’offesa, non la difesa, dominava completamente il loro pensiero. La difesa, per loro, era un pensiero secondario, quasi indegno. Così, mentre la tecnologia era a portata di mano, la visione non lo era. E a Midway, quella cecità strategica presentò il conto.

- La ricerca
- Le missioni militari giapponesi in Germania (inverno 1940/41) e la collaborazione tedesca
- Il magnetron giapponese diventa operativo
- Designazione dei radar
- Radar terrestri
- Radar Navali
- Radar avionici
- Principali tipi di radar della seconda guerra mondiale
- Bibliografia

